23 aprile 2016

Finestre

Stanno lì

con la fronte al vetro

come pesci dimenticati in un acquario,

a fissare il nulla che si muove

forse un sacchetto, forse un cane zoppo.

Le mani incrociate dietro la schiena,

che è un modo educato per dire:

non ho più niente da fare né da essere.

Contano le auto, i passi,

i minuti che passano come formiche


Un colpo di tosse spezza l’epopea,

qualcuno chiude le persiane:

gran finale.

E pensare che un tempo

credevano nell’amore,

nel tagliare il mondo a misura del cuore,

nelle lettere con l’inchiostro blu.

Ora li trovi lì,

con lo sguardo piantato altrove,

a tenere compagnia all’invisibile

e a fare finta di aspettare qualcosa.


© Fulvio Macchi Vandelli

13 febbraio 2016

06 settembre 2015

Crepuscolo in Collina

Ti aspettavo, lo sai

quando il cielo si piegava sul crinale
e le viti tacevano.
Un vento di foglie morte
raschiava i muri della casa vuota.

Parlavamo a metà,
come fanno i sassi
che rotolano insieme ma non si sfiorano.
Tu dicevi “domani”
ma era sempre sera.

Le colline si chiudevano dietro di noi
come palpebre stanche.
Un cane abbaiava lontano
e nessuno veniva.

Amarti fu un modo
per fingere che qualcosa restasse.
Invece era tutto in bilico,
come il sole sull’ultima curva del giorno.

Ora so che non c’è messaggio
tra due anime sorde,
solo segnali che si perdono
nel crepuscolo,
senza eco né ritorno.

© Fulvio Macchi Vandelli

16 maggio 2015

Terre di motori

Nel sole che batte sull'asfalto,

le cromature brillano come miraggi.

Paesani si accalcano, occhi spalancati,

ignari del tempo che scivola via.


Motori rombano, echi di un passato

che non hanno vissuto né compreso.

Applaudono, sorridono, senza sapere

che la storia si ripete, in silenzio.


Tra le risate e l'odore di benzina,

nessuno nota l'ombra che si allunga.

Un'auto passa, lucida e perfetta,

specchio di un'epoca che non ritorna.


E io, spettatore tra spettatori,

cerco un senso in questo teatro.

Ma trovo solo il vuoto,

mascherato da festa e nostalgia.


© Fulvio Macchi Vandelli

17 dicembre 2014

Bondeno II

C'erano - lo ricordi? - i pioppi
in fila come sentinelle stanche
che il fiume ignorava, curvo
sotto il peso di se stesso.

Soffiava un vento inutile,
tagliava l'acqua a lame larghe,
e sulle cortecce screpolate
l'ombra faceva finta di pregare.

Non un passo, non un grido.
Solo il cigolio d’un ramo spezzato
o era il tuo pensiero che tornava
lì, dove il tempo non si scusa.

I pioppi, adesso, parlano in sogno.
Dicono: tutto scorre, ma nulla si assolve.
Tu stringi le mani nelle tasche vuote
e speri in una voce che non sia vento.

© Fulvio Macchi Vandelli

05 dicembre 2014

Maneggio

Il cerchio di sabbia si stringe,

orme cancellate dal vento.

Un nitrito spezza il silenzio,

eco di un tempo che fu.


Cavalli in attesa, immobili,

occhi che scrutano l'invisibile.

Le redini pendono inerti,

come speranze disilluse.


Il frustino giace a terra,

simbolo di un comando svanito.

Nel maneggio, solo polvere

e il lento incedere del nulla.


© Fulvio Macchi Vandelli

26 ottobre 2014

Bondeno

Linee di pioppi
distillano il vuoto
in fiale d'ombra.


Un vento smemorato
cerca di leggere
il loro fogliame
come biglietti lasciati
su un treno fantasma.