Questo poemetto uscì nel 1996, dentro la mia prima raccolta "La luce si piega nei fossi". Lo scrissi tra le paludi d’agosto, convinto, con l’ingenuità di allora, che bastasse una lumaca per raccontare qualcosa di vero.
Apprendo solo ora che Argine Lento ha chiuso. A chi lo diresse, Alfonso, che parlava piano e amava i libri come si amano le cose che non servono a niente ma fanno bene, dedico queste righe con gratitudine.
La casa bianca
C’era un campo tutto secco,
senza un filo di verde,
e in mezzo, piano piano
camminava una lumaca.
Aveva il guscio un po’ rotto,
ma non sembrava triste:
andava lo stesso,
lasciando dietro una riga lucida
che sembrava una firma.
Il sole era forte,
faceva tremare l’aria,
e là in fondo
come uscita da un sogno
si vedeva una casa bianca.
Forse era vera,
forse era una nuvola stanca
che si era fermata un momento
a fare finta di essere casa.
La lumaca non sapeva,
e forse nemmeno le importava:
aveva tanta strada da fare
e nessuna fretta.