27 agosto 2018

Ma gli uomini qui

Ma gli uomini qui
han la faccia colore dei muri
e se tu passerai troppo in fretta
rimarranno nei loro occhi scuri.

© Fulvio Macchi Vandelli 

11 agosto 2018

Spianata

Hanno fatto piazza.
Né foglia né nido.
Solo lastroni
che non ricordano.

Dicevano:
era vecchio.
Come il dubbio.

Ora il sole cade
senza ostacoli.
I pensieri
non sostano.

Tutto è visibile.
Tutto
è perso.

La Rocca,
senza ombra,
è vera a metà.

© Fulvio Macchi Vandelli 

06 agosto 2018

Turista

Il selciato è curvo,
non per te.
Sbatte il suono del tuo passo
contro case mute,
intonaco d’anni e zanzare.

Hai chiesto la torre.
È chiusa.
Hai letto il cartello
come si legge una fine.

Il bar chiude a metà del giorno.
Un cane dorme
dove nessuno passa.
Tu
hai fotografato il niente
senza saperlo.

Non c’è vento.
Solo i pochi alberi,
inchiodati al cielo.

Ti guardo:
la tua maglietta dice America.
Ma qui
la domenica non si traduce.

© Fulvio Macchi Vandelli 

18 giugno 2018

Ode alla Transenna II

Era un cancello verso l’altrove,

ma l’altrove era chiuso.
La gente la sfiorava ugualmente,
come ciechi che tastano
il muro di un carcere.

Qualcuno giurò di aver visto
paesaggi sbocciare oltre le sbarre:
città di cenere, stazioni senza orari.
Era solo il riflesso
delle loro pupille vuote.

Un giorno la transenna arrugginì,
si piegò su se stessa
come un foglio accartocciato.
Nessuno notò la differenza.

Ora giace in un angolo,
dimenticata,
mentre la gente cammina
verso altre illusioni.

© Fulvio Macchi Vandelli

16 aprile 2018

Voci al bar

Seduto al bar, le nuvole rosa si accendono,
sfumature di un cielo che non teme la sera.
Le voci degli avventori, come un canto antico,
si intrecciano in un respiro che non si spegne.

Le cornacchie, alti segni nel silenzio,
discutono tra i tetti, ma l’aria è dolce.
Ogni parola è una piccola speranza,
ogni sguardo, un richiamo che resta vivo
.

© Fulvio Macchi Vandelli

04 gennaio 2018

Il Fiume muto

Tornando, il fiume muto,

un cavallo che non guarda.

Nuvole stanche sulle colline,

l’aria pesa, non parla.

Nel vuoto, il passo sbiadisce,

il tempo non sa dove fermarsi.

© Fulvio Macchi Vandelli

03 dicembre 2017

Ode alla Transenna

Non un ostacolo ma un monito
che divide il vuoto dal vuoto.

Sta
retta su stinchi d'acciaio
come un soldato di frontiera
senza patria da difendere.

Il rosso non è più colore
ma grido ossidato.
Il bianco
l'ombra di un assenza.

La notte la consuma
a piccoli morsi di brina.
L'alba la ritrova
ancora al suo posto:
sorda sentinella
tra due deserti.

Non attende
non trattiene
non giudica.
Segna soltanto
il punto esatto
dove il cammino
si fa legge.

Ogni suo riflesso
è una geometria del dovere.
Ogni sua vibrazione
un teorema muto.

© Fulvio Macchi Vandelli