05 settembre 2010

L'Assente

Non cercatemi tra i versi pubblicati,

tra le antologie che il tempo sbianca.

Io sono altrove: nella piega oscura

dove l'inchiostro gocciola senza nome.


Ho abitato silenzi con radici,

dialoghi con ombre che conosco.

Il gatto? Un testimone, non un giudice

vede movimenti che voi chiamate vuoto.


I miei quaderni crescono al contrario:

foglie secche nell'acqua stagnante.

Quando li apro, sussurrano numeri

che solo il muro comprende.


Ho amato ciò che non si traduce:

l'intervallo tra due campane,

la geometria dei bicchieri al mattino,

l'alfabeto muto delle mie scarpe.


Non è rinuncia, ma profondità.

Ciò che per voi è assenza,

per me è la sola presenza possibile.

Il mondo entra dal buco della serratura

ed io ne raccolgo i frammenti obliqui,

senza il peso di doverli mostrare.

24 maggio 2010

il Buio

Avevo chiuso i versi in un cassetto,

sepolti sotto scontrini e polvere,

come lettere a un morto.

Ogni riga era un lutto,

ogni metafora un debole tentativo

di dire senza dire.


Forse è tardi. Forse

nessuno aspetta più le mie parole.

Ma le scriverò lo stesso,

per quel poco di sole

che resta da tradurre in sillabe,

prima che il buio le inghiotta.

19 dicembre 2009

Neve

 


30 agosto 2007

Strada di pianura

Era il viaggio che non prometteva ritorno,

ma neppure arrivo. Solo curve

stracolme di fari, di clacson, di fuga

e il cielo, basso, come un vetro appannato.


Ogni uscita un miraggio: cartelli

che indicavano paesi senza nome,

fabbriche sbuffanti, capannoni

dove il tempo marciva in turni vuoti.


E tu, in quest’auto che era un’astuccio

di sudore e radio accesa, hai contato

i cavalcavia, i distributori,

le insegne accecanti di motel spenti.


Poi, a un semaforo, l’epifania:

il viaggio era già finito. Non qui,

non altrove. Solo quel motore

che continuava a tremare, in folle.

28 agosto 2007

Mattino

La nebbia, un velo strappato

mostra per un attimo il vero:

prati, boschi, acqua fuggitiva.

Poi tutto si richiude.

08 luglio 2007

Meriggio

Muri bianchi, troppo bianchi

riflettono un sole crudele.

Il gatto attraversa come un’anima,

e il paese trattiene il respiro.

17 giugno 2007

Calanchi

Non alberi qui, non ombre, solo crepe

nel fianco della terra, arsure antiche.

Il vento scava, il tempo è già scolpito

in queste gole senz’acqua, in questi solchi


che come vene disseccate mostrano

l’ossatura del mondo. E le case—

povere ossa di muri, scheletri bianchi—

tengono ancora tracce di focolari spenti,


di voci che il mattino non richiama.

Solo talvolta, un falco gira, scruta,

come chi cerchi un segno, una risposta

in questo sfaldarsi di argilla e silenzio.


Ma nulla torna. Solo l’erba selvatica,

stenta, tra le fessure, a ricordare

che qualcosa, forse, qui fiorì.