27 maggio 2023

Papavero

Là, dove il campo si sfalda

in zolle secche e spine,

un papavero solo

oscilla, né vento né grazia,

solo la posa storta

di chi nasce in ritardo.


Un cane, randagio o smarrito,

l’annusa distratto.

Forse credeva in altro:

carne, o un richiamo.

Invece, il rosso senza scopo,

il gambo che cede.


Poi si ferma,

e per un istante

sembra capirlo:

l'inutile fiorire,

l'attesa che non sa

se è inizio o rovina.


Ma già riprende il passo.

Il papavero resta,

curvo,

come chi ha avuto

uno sguardo di troppo. 


© Fulvio Macchi Vandelli

07 luglio 2022

Il Fantasma di Monet

Nebbia d’oleandro e catrame,
sulle quinte del borgo che giura all’arte
una festa,
ma scorda il quadro.

Sono tornato per caso
il pennello tra le dita d’ombra,
la memoria dei gigli che bevevano cielo,
e le acque, immobili come giudizi.

“En plein air!” grida un manifesto unto
accanto al baracchino della birra.
Rido (o piango?) tra i fumi di porchetta
e musica sintetica che sfregia il tramonto.

Là, dove il sole vibrava sulle aiuole,
ora una griglia tossisce salsicce
e i bambini colorano con plastica
un'idea di campo.

Un pittore non chiede fedeltà
ma l’anima, sì,
quando si scioglie nel vento
e cerca la luce che non fa commercio.

Ma qui il cielo è tapparella storta,
e la parola che un tempo apriva il mondo
oggi chiude lo stomaco.
En plein air.
Sì, ma per ubriacarsi.

© Fulvio Macchi Vandelli 

19 giugno 2022

Mattina


 

07 maggio 2022

Ritrovamenti

C’è qualcosa di malinconico e al tempo stesso dolce nel ritrovare una vecchia raccolta di versi. Qualche giorno fa mi è capitata tra le mani l’ultima copia de "La luce si piega nei fossi", nata ai tempi di Comacchio. Un libricino modesto, che porta con sé il profumo di canali salmastri, di nebbie basse e di storie sussurrate tra le barene.

Forse, a qualcuno potrebbe interessare sapere che qualche copia è ancora disponibile, custodita con cura dall’editore Argine Lento. Se mai aveste voglia di sfogliare quelle pagine, di farvi accompagnare da quei versi un po’ ingenui ma sinceri, potete cercarla lì.

L’editore Argine Lento



18 maggio 2019

Rosa del Fiume

tra calcine e silenzi scrostati

la trovai, dove il muro si scuce

in segni d’acqua e sonno.

Una Rosa, non nome, non specie,

offesa d’incanto,

pietra e carne insieme,

crepa fiorita nel tempo che non passa.

non sa più il vento

da dove l’ha tratta,

se un giardino perduto

o il sogno d’un seme

che attese, chiuso, la quiete dei passi.

la guardai:

non per chiedere,

ma per restare,

come chi riconosce

il proprio enigma

nell’orma d’un altro. 

© Fulvio Macchi Vandelli 

26 settembre 2018

Ode alla Transenna III

È lì da giorni, forse da sempre:

la transenna bianca e rossa, stortignaccola,

inchiodata alla ghiaia.

Sotto la Rocca, torva,

scorticata dal tempo

non sbarra che l’aria e un’idea di passaggio.


Così il divieto diventa forma,

la forma un gesto vuoto.

Eppure la senti, la voce che non chiama:

“Non entrare.

Qui il passato si sfalda,

ma ti guarda ancora.”


Allora resti

un passo prima della soglia,

tra la transenna e l’ombra del muro

come chi aspetta

che crolli qualcosa

o che qualcuno

dica che puoi passare.


© Fulvio Macchi Vandelli 

27 agosto 2018

Ma gli uomini qui

Ma gli uomini qui
han la faccia colore dei muri
e se tu passerai troppo in fretta
rimarranno nei loro occhi scuri.

© Fulvio Macchi Vandelli